We continue to interleave the Don Rosa and Giorgio Pezzin interviews. Back to Pezzin, in Italian!
Continuiamo con l'intervista a Giorgio Pezzin del febbraio 2009. Le puntate precedenti sono qui: 1, 23.
Questa è senz'altro la parte dell'intervista a cui più sono affezionato. Per me l'intervista ideale è appunto quella che riesce a creare l'atmosfera che riporta il protagonista all'entusiasmo che aveva dentro quando ha creato i suoi capolavori.
Come sempre potete scaricare l'audio in formato mp3, magari per ascoltarlo sul vostro lettore portatile; oppure, se avete il plugin di flash, potete ascoltarlo direttamente dal vostro browser utilizzando il player incorporato qui sotto nella pagina stessa.
FS: Quando avesti questo primo incontro con Gentilini, mi hai detto che gli raccontasti un sacco di storie che avevi in testa. Te le inventasti sul momento?
GP: Francamente non mi ricordo bene, però durante quei due anni che aspettai avevo, si vede, messo giù tante idee che ora avevo pronte nel cassetto. Gentilini mi fece un’ottima impressione. Loro hanno visto questo mio entusiasmo. Devo dire che sono anche capitato nel momento giusto, perché allora Martina produceva molto di meno. Ah, poi è successa un’altra cosa che mi ero dimenticato. Io all’inizio avevo a che fare con il filtro di Dalmasso. Quando io ho fatto questa prima storia, loro evidentemente avevano bisogno di storie e quindi mi hanno preso anche questa (distruzioni a catena). Ora io non ricordo molto bene per cui magari sovrappongo le date, però insomma io poi ho preparato molte altre storie, ma dovevo passare attraverso Dalmasso, il quale me ne ha rifiutate moltissime!
Comprese queste con Paperoga?
No, queste qui forse non ancora. Però diciamo che c’erano molti spunti, in quelle rifiutate, che io poi ho ripreso. Quelle di Paperoga forse no perché sono nate proprio da una specifica esigenza di Cavazzano: “Disegnamo un sottomarino”, gli piaceva molto disegnare l’avventuroso, avrebbe voluto fare questo. Allora cercava qualcosa, delle storie che lo richiamassero: il bombardiere… Quelle rifiutate da Dalmasso erano probabilmente le sabbiature a domicilio, gli iceberg volanti…
Ma gli iceberg volanti è una storia tecno-cavazzanesca!
Sì, sì, però io quegli spunti là li avevo già avuti in mente e li avevo proposti a Dalmasso. E Dalmasso me li ha bocciati tutti, non ho capito perché. Allora io mi sono dedicato per un bel periodo all’università, due-tre anni, finché Dalmasso è morto, mi dispiace dirlo, o è andato in pensione, ma mi pare proprio che sia morto2. E io ho tirato un respiro di sollievo, mi dispiace dirlo però è così. Allora cosa ho fatto? Giorgio, mi pare, ha detto “Guarda che è morto Dalmasso, torna a vedere”. Perché io avevo proprio smesso di lavorare! Cioè, di lavorare: non avevo mai veramente cominciato, avevo fatto giusto un paio di storie. E allora vado lì con tutte le storie che mi avevano praticamente bocciato, torno su a Milano, mi ricordo un altro colloquio con Gentilini dove fui proprio un fiume in piena! Chiaramente loro: “Pezzin, vada e si metta a farle” e da quel punto lì sono partito in grande.
Queste storie le portavi come soggetto e basta? Non c’era una sceneggiatura?
Come soggetto solamente. Ormai avevo imparato come si faceva perché Dalmasso mi aveva… rotto le balle non poco, insomma! Poi contemporaneamente eravamo partiti con Cavazzano dicendo che ci sarebbe piaciuto fare qualcosa insieme di nostro, di diverso da Disney, e allora abbiamo fatto Capitan Roger, abbiamo fatto Smalto e Jonny, anzi prima Walkie e Talkie, per primo, poi Oscar e Tango per il Messaggero, che comunque erano belle avventure: lì mi sono proprio fatto le ossa nella tecnica, perché erano storie di 5–6 pagine in cui c’era tutto, l’inizio, l’idea, la presentazione, il succo e poi c’era il finale.
Smalto e Jonny: Massacro, 1976.
E pure queste dovevano venire approvate a livello di soggetto oppure le portavi già finite?
No, le portavo praticamente già così. Oddio, magari raccontavo due-tre righe tanto per dire cos’era.
Ma le portavate già disegnate o almeno la sceneggiatura prima?
No, prima la sceneggiatura. Poi Il Mago, lì non c’era una redazione, non c’era una critica. Per il direttore, tu eri il responsabile. C’era una mentalità più giornalistica, “Tu sei l’autore e fai quello che vuoi sotto tua responsabilità”. E anche nostra proprietà, perché erano storie che rimanevano a noi. Completamente diverso dalla Disney. Io non sapevo che non si poteva fare, di lavorare al di fuori della Disney; l’abbiamo fatto e basta.
Smalto e Jonny erano grandi!
Eh, sì! Infatti quelli sono l’unico personaggio che forse Giorgio riprenderebbe volentieri, secondo me.
Ma Giorgio non disegna più in quel modo, ormai; sono legati a quel modo di disegnare.
Ma no, lui sarebbe in grado di fare anche meglio secondo me. Io ho visto per esempio anche adesso ultimamente, Giorgio ha un’abilità che è veramente impressionante.
Questo non ci piove! No, io dico, è evoluto, il suo stile, non disegna più in quel modo.
No; però, volendo, potrebbe fare di meglio, secondo me. Infatti ne avevamo parlato, tempo fa, sarebbe bello rifare, però… Lui ormai è veramente uno arrivato, guadagna molto bene, penso che non ha neanche interesse. Però a me piacerebbe…
Don Ferdinando Caciolaro!
Mi ricordo Don Dindanez, di Walkie e Talkie. Mi piaceva inventare i nomi! Per me è sempre stata una mania, quella lì. Su una storia di angurie esplosive, di Messico, c’era il padrone della fazenda che si chiamava Don Dindanez, era bellissimo. Poi mi ricordo Strüdel von Üvette…
…sempre di Smalto e Jonny!
Strüdel von Üvette e poi c’era questo Caciolaro oppure… Ma ce ne stanno! Ah, anche l’altro, Mde Jallah Mde Mde, ti ricordi, e poi c’era quello, innumerevoli, “e dopo tutti questi innumerevoli…” Ciò, mi sono divertito! Anche quell’altro, lì… Ah, ce ne sono di belli! Per me è stato proprio un divertimento!
Smalto e Jonny: Mirage, 1976.
Quello quando si devono camuffare da rivoluzionari e allora devono essere torturati con molto realismo…
Ah, sì sì sì, bellissima… “Sì, ma con molto realismo, mi raccomando!” Beh, ecco, quelle robe là mi vengono proprio da gasamento, secondo me. Questa è una capacità che ho, non è voluta. Io a scuola ero proprio il casinaro, quello che durante le lezioni faceva le battute, e le battute però funzionavano, perché si mettevano a ridere anche i professori! Io poi durante l’intervallo intrattenevo i ragazzi, i miei amici, facevo le battute, come faceva Walter Chiari, per dire. Mi ricordo una volta che ci fu lo sciopero dei professori: alla prima ora, sciopero dei professori tutta la giornata. Noi non potevamo uscire perché dovevamo restare in classe. Allora sono salito in cattedra e sono stato cinque ore a sparare cazzate, con una classe di 36 persone! A un certo punto alle undici e mezza è entrato il bidello perché credeva che la classe fosse vuota. Non si sentiva volare una mosca! Erano tutti là a bocca aperta e io che raccontavo, imitavo i professori, cagate… e quindi questo crescendo, anche nelle storie è così!
Smalto e Jonny: Guerrilleros!, 1976.
E poi con Cavazzano era bello: per esempio andavamo a Milano, e allora in treno: “Sarebbe bello fare una storia così!”, e lui: “Sì, Ha Ha!” Poi Cavazzano ha un modo di ridere talmente …che fa ridere, cioè, no? Proprio! Allora io, sentendo lui che rideva, mi veniva… Alla fine, sai che non riuscivamo più a smettere? Qualsiasi cazzata dicevamo, era una roba…! E la gente che era in scompartimento con noi, prima ci guardava strano, e dopo cominciavano a ridere pure loro! Guarda, non è una balla quello che dico: noi arrivavamo a Milano ed eravamo sganasciati, proprio! E dopo, queste cose qua ovviamente andavano nelle storie.
Devo dire che, quando tu inventi una cosa da ridere, ti fa ridere un momento, ma poi mezz’ora dopo dici “Ma che cagata è questa? ” Invece con Giorgio, no. Anche un personaggio banale, secondario, diciamo inutile, con la sua capacità di disegnare diventava divertente, proprio veniva comico! Certe cose, anche per esempio un tizio messo così, con le braghe strane, ti predispone, no? E dopo basta che io ti dia una spintarella che tu sei già predisposto ed è tutto più facile. Quindi veramente io non ho più trovato un altro così.
Ecco, giusto De Vita, devo dire, Massimo De Vita. Cavazzano era bravissimo: secondo me resta assolutamente il migliore. De Vita, però, anche lui era molto bravo. Anche lui prendeva la mia idea e la migliorava. Io ho sempre aspettato con ansia che uscisse la storia per vederla perché la vedevo diversa, cioè la vedevo migliorata. Con Cavazzano sicuramente, e anche con De Vita.
Il testo introduttivo qui sotto è stato scritto nell'ottobre 2008.
Eccomi di nuovo qui (prima del previsto, per una volta: urrà!) con la quarta parte dell’intervista a Don Rosa. Le prime tre parti sono state registrate in una sola seduta, verso mezzogiorno di domenica 20 gennaio 2008. Poi, come avrete notato alla fine dell’ultima registrazione, ci siamo fermati per il pranzo: abbiamo mangiato risotto ai funghi, fatto con i porcini secchi che avevo portato dall’Italia. Poi abbiamo ripreso l’intervista nel pomeriggio. In questo breve spezzone aggiuntivo, Don riprende il discorso dove lo avevamo lasciato e completa la storia dell’archivio delle colonne sonore televisive.
Una piccola parte delle statuette dei paperi nello studio di Don. Notate le vetrine piene e anche, tra l’altro, la cupola di vetro con la monetina Numero Uno.
In questa registrazione Don ci parla anche, di sfuggita, di un nuovo hobby collezionistico che ultimamente lo tiene occupato: i libri. Si interessa di romanzi d’avventura, come quelli di Edgar Rice Burroughs, e gli piace leggerli nelle loro prime edizioni. Ne ha delle pile nella sua biblioteca! Questa nuova attività sembra aver prevalso sulla sua precedente occupazione di collezionista di pupazzetti Disney provenienti da tutto il mondo, che era la principale fino a pochi anni fa. Beh, forse non la principale: una delle principali. Come dice lui stesso, ha così tanti hobby che terrebbero occupate cinque persone! Le statuette dei paperi di tutte le misure che ha accumulato in anni ed anni di appassionato collezionismo traboccano dalle vetrine e si trovano in ogni angolo del suo studio.
Queste sono le targhe sotto il quadro in mezzo alle finestre; hmmm... vi ricordano qualcosa? Le avete forse già viste da qualche parte?...
Il prossimo spezzone dell’intervista che troverete su questo podcast tratterà dei 12 sbalorditivi poster che Don fece per celebrare il sessantesimo anniversario di Paperone e che in alcuni paesi sono stati pubblicati come calendario. Ho qui quello finlandese (c’è qualche non-finlandese che può indovinare cosa vogliano dire “Lokakuu” e “Keskiviikko”?) e questo mese rappresenta l’epica lotta tra Paperone e Cuordipietra Famedoro.
Mentre sto scrivendo, per combinazione Don è effettivamente in Finlandia! Guardate questo
video di Timo Ronkainen per vedere la coda mostruosamente lunga di persone che si mettono in fila per il privilegio di avere i propri fumetti autografati da Don. Se saranno molto fortunate, forse alcune di queste persone che frequentano queste sedute per autografi avranno un’occasione di poter acquistare delle versioni in alta qualità e a grandezza naturale dei poster di Paperone ed averle autografate da Don sul posto. Chiedeteglielo! Mi ha detto che li considera i dodici disegni più complessi che abbia mai fatto e ne è veramente orgoglioso. Sono il suo tributo personale a Carl Barks: rende omaggio all’Uomo dei Paperi richiamando i momenti salienti delle storie di Barks con Paperone.
Ma ne parleremo di più la prossima volta. Ora, senza ulteriori chiacchiere, qui c'è la quarta parte dell'intervista di gennaio. Scaricate l'audio in mp3 o riproducetelo direttamente nel browser usando l'applicazione in flash qui sotto. Sono felice di dire che sono riuscito a registrare questa sessione in stereo, diversamente dalla precedente, il che fa una sottile ma notevole differenza!
DR: Quando abbiamo smesso, stavo parlando delle 16 ore di sigle TV che avevo. Dan Shane stava per trasferirle su CD (o una serie di CD, credo: 16 ore!) ed allora gli offrii di rivendersene delle copie se voleva, visto che lo stava facendo per me, che era una cosa così gentile. E così, un paio d’ore più tardi, mi disse di un sito web dove questo tizio aveva quello che sembrava essere ogni sigla TV nella storia! Voglio dire, proprio tutte dal 1947 al 2007! Sai, io avevo solo quelle dal 1947 fino a circa il 1977, così lui aveva altri 30 anni di sigle TV, in ordine alfabetico, e clicchi su una e la ascolti, e poi clicchi su un'altra e la ascolti....
FS: Questo ha tolto tutto il divertimento della tua raccolta, oppure lo hai trovato fantastico?
Be’... tutti e due! Ed è esattamente quello che ho detto [a Dan Shane]. È meraviglioso ma io ho trascorso decenni... Voglio dire, non decenni ma lì c’erano più di mille o duemila sigle, ognuna registrata singolarmente. Penso di averne ricevuto una piccola parte da altri collezionisti ma per la maggior parte le registravo una ad una, appostandomi al momento giusto, ed aspettavo un’intera settimana per averne una, e forse non la beccavo quella settimana ed allora dovevo aspettare un’altra settimana... Voglio chiedergli per favore di proseguire nel lavoro e metterle su un CD, proprio per conservarle per me, ma comincia a diventare difficile perchè lo sta facendo solo per amicizia ed ora entrambi sappiamo che proprio non c’è un motivo per lui per farlo!
Potrebbe comunque digitalizzare i nastri senza indicizzare tutto minuto per minuto...
Quello che potremmo fare allora, invece, di metterli in ordine alfabetico come stavamo dicendo... perchè l’unico problema per come sono adesso è che sono annunciati da me a parole...
Questa è la parte divertente! Allora dovresti conservarli per questo motivo!
Già, e una delle sue prime domande è stata (non ne avevo fatto cenno), “Devo mantenere le tue introduzioni numerate o devo metterli in ordine alfabetico?” E mentre digitavo quella risposta pensavo (i miei pensieri andavano più veloci di quello che stavo scrivendo) e dissi “Come potresti farlo con 16 ore di nastri a meno che... tu non li metta nel computer e gli dia un titolo e... dica al computer di farlo...” e dissi già, mi darebbe fastidio perdere tutte quelle introduzioni di me stesso che parlo nel 1970 ma non avrebbe senso. Verrebbe fuori “numero 732” e poi “numero 4”...
Torniamo ai fumetti!
Il modo in cui eravamo finiti a parlare di quello era perchè io avevo rilevato il Centro Informazioni, dove rispondevo a domande non solo sulla storia dei fumetti ma anche sulla storia della televisione e dei film. E fu in quel periodo che compilai gli indici dei film e degli episodi degli spettacoli televisivi, che all’epoca non potevi ottenere in nessun altro posto al mondo, ma ora si può semplicemente cliccare un tasto del computer e ti ci porta direttamente. Quindi, avevo la mia utilità all’epoca, ma ora sarei obsoleto. Sono come una carrozza col cocchiere!
Credo che quello che hai detto riguardo al rispondere in questa rubrica anche per avere una scusa per tornare alla tua collezione è il motivo per cui molte persone fanno queste indicizzazioni e cose del genere.
Certo!
Una volta che li hai tutti, a meno che non ti faccia una programmazione regolare di rilettura, c’è bisogno di qualche scusa, qualche stimolo per tornare a scavarci più a fondo --- perchè questo è il bello!
Ah! Così è qui che avevate già visto quella targa... Capitolo 12 della Life of $crooge! (edizione Gladstone)
Ti dirò una cosa. In effetti, cambiando argomento, c’è questa enorme collezione di libri di cui mi sto occupando --- e funzionerebbe anche con i fumetti. Voglio tornare indietro e leggere tutti i miei vecchi fumetti. Voglio leggere tutti questi libri che sto comprando. Sto comprando più libri di quanti riuscirò mai a leggere! Lo raccontavo ad un mio amico libraio, forse uno o due anni fa. Dissi: per adesso, possiedo già più libri di quanti ne possa realmente leggere per il resto della mia vita se non facessi altro che leggere libri! Ne ho comprati così tanti! Ma mi diverto ancora a comprarli, perchè potrei averne altri in futuro che vorrei leggere più di quelli che ho già. Ma il problema che ho, ogni giorno, ed ho lo stesso problema con questi DVD, la mia collezione di film --- ho migliaia di film qui, sia su nastro che laserdisc che DVD, e mi siedo una domenica e penso... OK, guarderò un film, o leggerò un libro, o qualche fumetto della mia collezione o qualcuno di questi libri, la storia delle riviste pulp, la storia di questo... OK, ci passerò tutto il pomeriggio! Ora. Quale... cosa faccio? Quale scelgo? Che libro leggo? Che DVD guardo? Ho bisogno di qualcuno che mi dica quale guardare, perchè non riesco a decidere! Ce ne sono troppi fra cui scegliere! E non posso forse prenderne uno che guarderei piuttosto di un altro! A volte sto semplicemente seduto lì, sbigottito di avere così tante cose che voglio fare da non riuscire a decidere da dove iniziare! Così, come stavi dicendo, in quei giorni era carino aver qualcuno che mi indicasse un certo fumetto, o un certo spettacolo televisivo; mi spingeva a immedesimarmi in quello spettacolo, avevo un motivo. Mi piacerebbe che qualcuno, una volta alla settimana mi spedisse una lista, la mia lista di lettura: questo è quello che leggerai questa settimana; questi fumetti, guarderai questi DVD e comincerai a leggere questo libro.
E’ il motivo per cui le persone fanno gli indici e le classificazioni e qualche volta anche la ragione per cui la gente va in Internet, forse qualcuno cita una storia interessante che hanno già letto, la riprendono e la rileggono.
More of the February 2009 Giorgio Pezzin interview.
Continuiamo con l'intervista a Giorgio Pezzin del febbraio 2009. Puntate precedenti: 1 e 2.
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Studio a matita di Roberto Marini per il personaggio Mary di Colleverde. Dall'archivio di Giorgio Pezzin, per gentile concessione.
GP: Infatti in questo nuovo fumetto che sto facendo per il prete, di cui ti dicevo, io lì ho voluto riprodurre più o meno il meccanismo di Topolino: c’è un eroe, un’eroina, tre bambini… però sono letture di solidarietà! Tra l’altro è nato perché io volevo parlare dei frati.
FS: Come si intitola questo fumetto?
Si chiama Colleverde. Ecco qua. Roberto Marini. Questi i personaggi principali: c’è lui e lei, due giornalisti con tre ragazzini. Ben disegnata, insomma. Sono avventure come potrei averle fatte per Topolino, per intenderci: c’è una specie di Banda Bassotti che sono i tre della Banda Volponi. C’è il convento di Colleverde, un convento di frati.
Esiste veramente?
No, non esiste, però è molto simile a un qualsiasi convento di frati. Un giorno parlo con questo frate con cui avevo già fatto dei personaggi anche con Cavazzano, per esempio Oscar e Tango. Gli dico: “Voi siete missionari, mi piacerebbe parlare con un missionario, così mi racconta un po’ di cose, qualche aneddoto che io potrei usare”. E mi fa: “Ma scherzi, i missionari non han tempo neanche di respirare! Questi non g’han miga tempo da perdere con ’ste robe qua! Loro sono sempre impegnati a fare il loro lavoro!” e poi ho scoperto che questi frati di Padova sono tutti missionari, francescani. I proventi della basilica servono per alimentare le missioni. Hanno la mensa dei poveri, per i pellegrini che vanno alla basilica. Tu con cinquemila lire mangi, ma una roba enorme! E se tu dici “non ho i soldi”, ti danno da mangiare lo stesso. Cioè, sono veramente frati; e poi, cosa che non sapevo, i frati adottano i bambini! Ci sono dei frati che hanno quattro o cinque figli! Sono padri adottivi di cinque figli! Gli fanno la patria potestà, quindi li mandano a scuola… io dico: ma ’ste robe qua, voi dovete dirle! Allora io ho inventato questo Colleverde che è un convento di frati che sovrasta una città. Il convento aveva un orfanotrofio. A un certo momento l’orfanotrofio ha chiuso. Sono rimaste quattro persone. Questo Robin è un ex trovatello che, da adulto, è diventato giornalista ed ha adottato gli ultimi tre bambini che erano rimasti là.
E questa bonazza in minigonna?
E questa bonazza in minigonna è una delle protagoniste! Infatti io ho detto ai frati: “Guarda che io ci metto una ragazzina!” E loro, “No, no, vai tranquillo!”, non mi hanno dato nessuna limitazione!
Sono abbastanza aperti, insomma, come datori di lavoro.
Mai capitato! Prima volta. Ecco, guarda che bella qui, guarda che razza di ragazzina…
E questa come è rispetto a quella che tu avevi immaginato prima che fosse disegnata la prima volta? Assomiglia a quello che tu pensavi?
Sì, assomiglia molto perché l’abbiamo fatta insieme e mi interessava molto che fosse fatta così, infatti gli ho dato anche dei model che avevo trovato su internet. Volevo una bella ragazza, insomma! Dopo si è evoluta…
…ci sono le curve nei punti giusti…
Sì, sì. Guarda che è molto carina!
Studio a matita di Roberto Marini per il personaggio Mary di Colleverde. Dall'archivio di Giorgio Pezzin, per gentile concessione.
Quando tu definisci una serie, hai delle sessioni in cui state insieme nella stessa stanza, sullo stesso tavolo?
No no, lui abita a Roma. Io gli ho dato un paio di idee come schizzo e lui me le ha elaborate e ha fatto un bel lavoro. Io qui ero partito con un altro disegnatore, molto inferiore; dopo ha ritardato e io avevo trovato un altro disegnatore per andare avanti, perché qui è una storia di cui sono io il proprietario, nel senso che scelgo io anche il disegnatore. Gli dò tutti i diritti d’autore, però io decido sulla storia e sulla serie. E abbiamo già fatto 5–6 storie, sono di 50 pagine l’una, guarda che belle, e lui è molto bravo. È un ex disneyano, comunque!
Sono belle storie, che io avrei fatto volentieri per Topolino; però adesso me le faccio per me e ci ho messo dentro tutte quelle cose che in Topolino non potevo mettere, per esempio la bella ragazza. E il frate non mi ha detto di no: anzi mi dice “No no, devi metterla!”.
Parlando di Disney: quando tu facesti queste prime storie con Giorgio Cavazzano, decidesti di farle per la Disney perché Giorgio era già in Disney o perché Disney era il tuo ideale?
Perché Giorgio era già in Disney. Ho fatto Topolino perché in quel momento lì lo conoscevo e perché Cavazzano faceva Topolino. So che lui si lamentava un po’ di certe storie, diceva “Mi piacerebbe far delle storie più…” Aveva proprio voglia, lui, inconsciamente, perché lui in realtà cercava un ripassatore, quindi non era partito con l’idea di cercarsi uno sceneggiatore. Le cose sono nate quasi per caso: io non sapevo che lui era alla ricerca di queste cose; forse non lo sapeva neanche lui! A volte ti capita l’occasione. Certo che avevamo un’intimità… pensa che abitavamo a 50 metri! Io attraversavo la strada e andavo a casa sua!
Come vi siete conosciuti?
Ci ha presentati un comune amico. La sera andavamo in Piazza Ferretto, a Mestre, a fare lo struscio. E un amico che era in classe con me al liceo mi dice: “Giorgio, c’è un mio amico che cerca un disegnatore. Tu che sei bravo a disegnare, prova.” E mi presenta Cavazzano. Tutto lì. “Sei capace di ripassare? ” “Non lo so”, dico. “Dai, vieni a casa mia.” “Dove abiti? ” “In Via Tevere”, che ti dico era proprio 50 metri da casa mia. Vengo lì, provo. E abbiam provato a ripassare, ho fatto anche esercizio, un paio di mesi, però ci voleva troppo tempo, perché lui era anche esigente! Lui era già bravissimo, ripassava per Capitanio, quindi era proprio un professionista del ripasso, chiaro che io in due mesi non potevo…
Lui ripassava per Scarpa, altro che per Capitanio!
Per Scarpa, sì; e mi diceva “Ci vorranno un paio d’anni perché impari”. Ma io: “Non posso studiare due anni, io devo anche studiare, no? ” e quindi: “Allora fai così, perché non scrivi una storia? Ti dico io a chi mandarla.” E così è nata. Allora così, ho scritto la storia e l’ho mandata, e basta. Ma senza ansietà, perché io tutto sommato ero preso da altre cose.
Il testo introduttivo qui sotto è stato scritto nel settembre 2008.
È passato qualche altro mese e rieccomi finalmente con un nuovo spezzone dell'intervista a Don Rosa del gennaio 2008. Nel frattempo sto accumulando molto altro materiale audio da pubblicare in questo podcast: sono andato a trovare Don ancora una volta a giugno [2008] e abbiamo dedicato diverse ore a interviste, al punto che come ha detto in seguito (che onore!) mi considera il suo biografo ufficiale.
Ho intervistato anche altri autori Disney: Abramo Barosso, che ha ricevuto, insieme al fratello Giampaolo, il PremioPapersera 2008 e Carlo Chendi, un'altra colonna della prima generazione di sceneggiatori Disney italiani. Tutto materiale interessante che apparirà in futuri post. (Tra parentesi, in questo periodo ho intervistato anche il guru del software libero Richard Stallman; ma questo non ha niente a che vedere con i fumetti per cui apparirà altrove.)
Nel frattempo, questa terza parte dell'intervista di gennaio 2008 rivela quanto Don sia sempre stato "uno di noi", vale a dire uno scrupoloso e ossessivo appassionato di fumetti piuttosto che "uno di loro" [uno di quei] distanti autori di fumetti. Questo si riflette in molti aspetti del suo lavoro, dalla sua cura e attenzione al più piccolo dettaglio all'intransigente impulso a non lesinare alcuno sforzo per offrire il meglio agli appassionati come lui, sia nello studiare una sceneggiatura che nel disegnare una scena complessa o nel contribuire ad un volume della Hall of fame.
Personalmente, una delle riflessioni di questa trascrizione con cui mi sento particolarmente in sintonia, e sulla quale ci soffermeremo in seguito nella nostra conversazione, è il renderci conto che noi appassionati ci immergiamo con entusiasmo in tutte queste meta-attività (indicizzare, ricercare, commentare, postare e discutere su Internet, anche intervistando gli autori come sto facendo qui) fondamentalmente per far scaturire nuove opportunità per tornare a rileggere ed apprezzare i fumetti che amiamo. Perciò prendete questo come un invito a tornare a rileggere la vostra storia preferita di Rosa, e a condividere questo piacere con persone della vostra stessa mentalità lasciando un commento a questo post!
Come al solito, potete scaricare l'audio in mp3 o riprodurlo direttamente in questa pagina se il vostro browser supporta l'applicazione flash.
FS: Quindi stavi dicendo che avevi pubblicato la seconda serie del Figlio del sole con un altro direttore editoriale...
DR: Ah, già! Un nuovo direttore editoriale. Mi stavi chiedendo se i primi direttori hanno mai saputo che loro... Pensavo che mi stessi per chiedere cosa continuarono a fare.
No, questa era una disgressione. Mi chiedevo solo se erano a conoscenza del fatto che... [tu sei poi diventato un famoso autore di fumetti]
Non lo so. Per lo meno non me lo hanno mai manifestato, ma... Ad ogni modo il direttore editoriale successivo era interessato ad un giornale generalmente più bilanciato, per cui era disposto a lasciarmi fare sia le vignette impegnate, da editoriale, che le cose divertenti. E questo è quando ho scritto Il figlio del sole. Ricordo di essermi divertito molto! Il tipo che mi aiutò a scrivere questa prima... lasciamo perdere... Ti sto dando più informazioni di quelle che vuoi realmente! L'ho appena sentito tramite email. Avevo perso i contatti con lui e l'ho sentito proprio ieri, mentre tu eri ancora qui, quindi è pensionato ed è alle Hawaii. [Il suo nome è Ron Weinberg.]
Buon per lui!
Già! Quindi questo è quando ho scritto Il figlio del Sole e avrei scritto un'altra storia ma era il mio ultimo semestre al college. Mi sono laureato e sono andato a lavorare nell'azienda di famiglia.
Quindi come fece questo Lancelot a diventare... a rivivere come Capitan Kentucky?
Bene, vediamo. Sono uscito dal college più o meno nel '74 e nel giro di circa un anno, visto che avevo un po' più di tempo libero, ho cominciato a lavorare per queste riviste per appassionati, collezionisti di fumetti, le cosiddette fanzine. La più importante a quei tempi era il Rocket's Blast ComiCollector. La prima cosa che ho fatto è stata contribuire con degli indici. Sono sempre stato un archivista, un indicizzatore, mettevo insieme serie complete, scrivevo relazioni... Ho iniziato mandando indici di collane di albi a fumetti. Una di queste era Uncle Scrooge, una delle prime che ho fatto.
Quindi l'indice includeva quale numero conteneva quale storia, quante pagine erano...
Giusto, e l'autore, che ovviamente per Uncle Scrooge era Carl Barks, ma ho fatto molte altre testate; e poi il numero di pagine...
Quindi, un precursore di quello che l'INDUCKS fa ora elettronicamente.
Sì, ma in quei giorni ero l'unica persona che faceva quel genere di cose. Ero anche, è venuto fuori, bene ci arriverò in un momento... e ho fatto questo forse per un anno e poi la persona che curava la più importante rubrica di domande e risposte nell’ambito del fandom fumettistico, Ray Miller, se ne stava stancando, voleva mollare, per cui ho detto che sarei subentrato io. E questo era ideale! Tutto quello che mi piaceva! Ho rilevato il suo centro di informazioni. Era il Centro di Informazioni, il RBCC Information Center. E lui rispondeva a domande sulla storia degli albi a fumetti. La maggior parte erano albi a fumetti, strisce non molte, la maggior parte albi a fumetti. E io potevo farlo. L'ho sempre ammesso: non che io sia un grande esperto, come voi Italiani, non ho sempre tutto nella mia testa ma ho una collezione immensa, perchè sono proprio un appassionato collezionista. E avevo materiale di tutti i generi. Non collezionavo solo una cosa: collezionavo tutto! A quei tempi non bisognava specializzarsi: tutto era economico. Quindi io ero affascinato da tutti i fumetti, quindi collezionavo tutto! E avevo un buon lavoro...
È una collezione nel senso che li compravi e li leggevi tutti. Sapevi tutto quello che c'era in ciascun albo?
No. Ho cominciato a collezionarli perché mi piacevano quelli che leggevo e mentre collezionavo i vecchi numeri ne leggevo molti, molto ardentemente, come gli EC e altri Disney [che includevano] le vecchie storie di Carl Barks che non avevo ancora mai letto [perchè erano quelle] che mia sorella non aveva, e Superman ecc ecc, molti li leggevo, ma ce n'erano anche molti che non leggevo, che compravo solo perchè mi piacevano le illustrazioni, e il contesto storico e sociale [ciò che implicitamente raccontavano della loro epoca] era proprio molto interessante. [Specialmente] i vecchi fumetti horror...
E per avere la collana completa, ovviamente, come facciamo tutti.
E per avere la collana completa! Era una sfida divertente. Come genere stavo pensando ai fumetti horror. Molti erano buoni, come gli Ace Comics e gli EC Comics, i DC comics; e molti erano puro ciarpame. E non capitava mai che ne comprassi uno per poi non aprirlo nemmeno: guardavo le illustrazioni, guardavo ogni pagina, anche se non lo leggevo perché era veramente pessimo. Ma mi rendevo conto che c’erano dei fumetti brutti e degli altri belli. E che era divertente provare ad accumulare una collezione completa. Non erano preziosi! Ne parlavamo questa mattina. Nessuno li voleva, perchè erano così brutti. Ma mi piacevano le illustrazioni, e le copertine, solo per vedere se potevo costituire una collezione completa di qualcosa che non valeva niente ma era difficile da trovare e occorrevano diligenza e conoscenza e perseveranza, occorreva incontrare altri collezionisti, scambiare informazioni... per cui avevo tutti questi fumetti ma non è che sapessi tutto quello che c'era da sapere su di essi. Ma la bellezza di questa rubrica Centro di Informazioni era [...] quando le persone mi facevano domande che mi facevano tornare indietro a recuperare scatole di fumetti e ad aprirli e a scorrerli pagina per pagina, ad alcuni non avevo mai prestato abbastanza attenzione e imparavo, quando le persone mi chiedevano qualcosa riguardo ai loro fumetti preferiti, li tiravo giù [dagli scaffali] e magari trovavo qualcosa che non avevo notato, e in questo senso era molto piacevole. Mi costringeva ad esplorare ulteriormente la mia collezione di albi a fumetti. In secondo luogo, mi dava l'opportunità di realizzare illustrazioni. Facevo disegnini buffi per illustrare...
Per accompagnare la tua rubrica?
Sì! Mi facevano ad esempio una domanda su Superman, io rispondevo seriamente, voglio dire magari ci scherzavo un po’ su ma davo una risposta diretta, una risposta seria, e poi disegnavo una vignetta comica che magari non aveva niente a che vedere con quello che mi stavano chiedendo, ma era semplicemente buffa. Ed era divertente. Ma qualunque cosa facessi, la espandevo in modo da includerci tutto quello a cui ero interessato. Non lo facevo solo per il bene dell'umanità: volevo anche divertirmi e magari aiutare anche molte altre persone. Avevo espanso la rubrica ad ogni forma di intrattenimento: includevo film e televisione. Quindi rispondevo a qualunque domanda sulla storia dei fumetti, della televisione o dei film perchè ero anche, fin dai miei primi ricordi, un grande appassionato di film e anche un grande fan delle vecchie trasmissioni TV. Avevo un armadio pieno di guide TV, un'altra delle cose che collezionavo. Per cui, grazie alla mia collezione, potevo rispondere a qualunque domanda che chiunque mi avesse fatto. Ora questo era a quei tempi... e a quei tempi io ero la sola persona sulla faccia della Terra che potesse rispondere ad una domanda sulle vecchie trasmissioni televisive. Ero la sola persona che si metteva a compilare l’indice di una serie TV... ci mettevo il titolo di ogni episodio, il regista, lo sceneggiatore, il cast dei personaggi, con i nomi dei personaggi, ogni attore e ogni episodio di uno show televisivo perché non solo facevo attenzione a queste cose, ma le GUIDE TV, le vecchie GUIDE TV degli anni Cinquanta e dei primi anni Sessanta avevano tutte queste informazioni in ogni numero! In parte perchè non c'erano molte televisioni! Non avevamo 500 canali, avevamo solo 3 reti.
Tu facevi questo negli anni Sessanta e Settanta, vero?
Lo facevo nei primi anni Settanta... ho indicizzato dozzine di show televisivi ed era il solo luogo al mondo [dove si potessere avevre queste informazioni], letteralmente, a meno che non si andasse a Los Angeles e si riuscisse ad accedere agli archivi delle compagnie produttrici dove potevano esserci scritte tutte queste cose, ma pubblicamente nessuno faceva una cosa del genere. Ovviamente oggi, se abbiamo una domanda riguardo ad un film, uno show televisivo o un fumetto, basta digitarlo su Google e si arriva ad un sito! Ecco, ecco un altro esempio che è appena venuto fuori, proprio ieri. Un'altra cosa che facevo nei primi anni Settanta era registrare i temi dalla televisione, dal mio apparecchietto televisivo con un registratorino a cassette. E questo era un progetto che andava avanti anno dopo anno. Impiegando molto tempo.
Il tema è la sigla iniziale?
[Si, registravo] la sigla iniziale di tutti gli show televisivi. Non solo i miei favoriti: di tutti gli show che riuscivo a prendere. Dovevo tenere una lista con quello che serviva, dovevo programmare in anticipo... non avevo nessun'altra vita: vivevo per i fumetti, per i film e per la televisione. Sistemavo il microfono di fronte al televisore e proprio al momento giusto premevo il pulsante, e al momento giusto spegnevo e mettevo in ordine e indicizzavo tutte queste cose e quando finivo... e a volte facevano repliche dei vecchi show e a volte scambiavo con amici e altri amici in altre parti del Paese e in pochi anni ottenni una collezione di sedici ore di sigle televisive. Ora considera che ogni sigla dura solo un minuto, e sedici ore piene di sigle! E questo venne fuori negli ultimi giorni perchè parlavo con Dan Shane, un nome che ricorre spesso nelle mie conversazioni, parlavamo di come aveva trasferito tutta la mia collezione di dischi LP in CD. La sua ultima impresa, forse la più complicata, mi ha detto che mi avrebbe trasferito le mie vecchie audiocassette con la mia collezione di sigle televisive in CD. Così avrei potuto sentirle di nuovo ogni tanto, e anche proteggerle: non so quanto altro tempo possano durare quei nastri.
E le avresti indicizzate tutte!
Per forza, le mie erano solo in ordine casuale. Erano sul nastro nell'ordine in cui le registravo, che era completamente casuale: nuovi show, vecchi show, e sicuramente non in ordine alfabetico. Mi ha mandato un'email e mi ha detto: quando lo faccio, le vuoi in ordine alfabetico? E io ho detto: ma sei pazzo, come puoi metterle in ordine alfabetico e mentre lo scrivevo mi rendevo conto... perché... le stai mettendo in un file sul computer, con il titolo, poi si può dire al computer di ordinarle alfabeticamente, e quindi il computer le registra in ordine alfabetico in un niente! Ottimo! E dopo ha detto qualcosa come...e poi ho detto, se fai qualcosa del genere, dopo tutto questo lavorone, dopo che le hai messe in ordine alfabetico sui CD, perchè non vai oltre e vedi se riesci a venderle su Ebay? Tieniti i soldi, perché stai facendo una cosa così meravigliosa per me che potresti farne un’altra copia e provare a venderla. E ho detto, ancora, mentre lo scrivevo, pensavo, ormai siamo nel 2008, non nel 1971; ho detto: a meno che non ci siano state altre persone che lo hanno già fatto! [Ride!] E mi ha detto: fammi controllare. E poche ore dopo mi ha risposto, dicendomi, guarda questo sito web. Ed è uscito fuori TV themes.com. [O meglio televisiontunes.com.] E questo tipo aveva... uno proprio come me solo che non aveva nient'altro da fare che prendere la sua collezione e metterla online, ed è una collezione più vasta perchè
[Ann ci chiama dal piano di sotto per il pranzo, tramite l'interfono]
Sta preparando il riso. Bene, magari possiamo interrompere.
[Le foto inserite nell'intervista sono un anacronismo: le ho scattate pochi mesi dopo, durante la mia visita del giugno 2008, mentre Don e Ann mi riaccompagnavano in macchina all'aeroporto. Mostrano la versione, che ancora non esisteva a gennaio 2008, della collezione dei temi televisivi di Don su più CD, amorevolmente digitalizzata, indicizzata e confezionata da Dan Shane, amico di lunga data di Don.]
Come sempre potete scaricare l'audio in formato mp3, magari per ascoltarlo sul vostro lettore portatile; oppure, se avete il plugin di flash, potete ascoltarlo direttamente dal vostro browser utilizzando il player incorporato qui sotto nella pagina stessa.
FS: Tu leggevi molto Disney quando eri piccolo?
GP: Sì, sì, io ho letto moltissimi fumetti!
A partire da quando?
Mah, guarda, io da giovane ho letto moltissimo, per dirti: tre volte Guerra e pace! A me piacevano molto i romanzi di atmosfera, ovviamente tutti i romanzi per ragazzi, Ivanhoe, Salgari, Verne… Addirittura ultimamente ho riscoperto L’isola misteriosa di Verne…
Giorgio estrae un volume da uno scaffale
Questa è un’edizione d’epoca o è rifatta adesso?
È rifatta da poco. Io ne avevo una più bella di questa perché aveva tutti i disegni in bianco e nero, molto illustrata, devo averla in soffitta, da qualche parte. Me lo sono riletto anche qualche mese fa, questo libro: c’è la storia di un ingegnere, che è un’idea che volevo fra l’altro riprendere…
Ce ne fu una bellissima riduzione a fumetti, quando io ero piccolo, mi pare di Caprioli; non l’hai vista?
No! Comunque, ti dicevo, io ho letto tantissime di queste storie avventurose. Di Verne sicuramente, poi Salgari, poi ho letto soprattutto i grandi, i classici: Guerra e pace di Tolstoj, Il placido Don di Šolochov (un pataccone da 600 pagine, ricordo) quindi a me proprio piaceva leggere! E poi fumetti; mi ricordo i Tex…
In quanto a fumetti, eri onnivoro o eri molto disneyano?
Leggevo volentieri Topolino; mi piacevano Blek Macigno, Il Grande Blek, questi qua; poi c’era Tex, ovviamente, ma a me non è mai piaciuto troppo, Bonelli, francamente: mi piaceva di più il comico.
E, di Topolino, qual è una storia che ti ricordi di quand’eri piccolo?
Mi ricordo “Paperino e le uova quadre”!
Ah beh, diamine, altro che!
Quella lì è l’unica storia… A me, Barks piaceva, sì, ma non badavo agli autori; ma neanche dopo, ci badavo. A un certo punto io non mi sono neanche più messo a leggere le storie di altri, per evitare proprio che mi influenzassero: non mi interessa copiare. Qualche volta ovviamente vado a guardare. Però preferivo, ecco, leggermi tutte le “cazzate”… se tu guardi la mia libreria, a parte il Signore degli anelli che è un classico, ci sono dei libri assurdi! Ad esempio questo, il libro nero del medioevo…
Cosa vuol dire “nero”?
Qui ti parlano di tutto quello che è stregoneria, superstizione. Io qui, in un segnalino, mi scrivo: Templari, notizie utili. Poi mi piaceva il Malleus maleficarum, che è praticamente una specie di libro delle streghe.
Per evocare i demoni?
No, no, è scritto da un prete, dove definiva le streghe. Tutti i nomi! Bernardo Gui, l’inquisitore…
Quello che c’è pure nel Nome della rosa?
Esatto.
Altra mia nota: “Alchimia. Spunto OK. ottimo.”
Caso veramente unico nella storia della filosofia occulta, l’alchimia…
Data di nascita convenzionale: nel 1144; è la data che l’inglese Roberto di Chester (Robertus Castrensis) volle indicare al termine della sua traduzione latina di un trattato di alchimia arabo.
Lo spunto qual è? Che lui in realtà traduce un libro di alchimia arabo e scopre qualcosa. Questo è lo spunto per una bella storia, capito? Allora io, vedi, mi faccio questi segnalini così e li metto via.
Poi: “Il segreto di Giovanna d’Arco”, per esempio. Ora non so neanche più perché l’ho scritta, ’sta cosa. Ecco, qui c’è un’idea.
Se da una parte Carlo era felice di aver trovato una sua sorellastra che lo avrebbe aiutato a riconquistare la corona di Francia, dall’altro doveva fare i conti con un inaspettato e gravissimo problema dinastico.
Questo potrebbe essere uno spunto per una storia. Ed io li metto via.
Poi: Eresie dei Catari, Antichi libri da Oriente… voglio dire: io ho sempre comprato i libri più assurdi! Questi qua sono di religione. Qua ce ne sono altri strani: Il grande libro dei misteri risolti, Le nuove guerre, I sabotaggi, Il manuale della spia… Questo è molto bello, Il libro dei cifrari. Storia insolita di Venezia. Cioè, tutti libri che tu ti vergogni quasi a comprare, no? Ne ho tanti altri solo che adesso non mi vengono fuori.
Ecco, per esempio, questa qua è molto interessante. Sai che io facevo quelle storie della serie “La storia vista da Topolino”? Mi compravo questi manuali qua, ad esempio La vita nell’anno Mille: proprio ti spiega come vivevano. E ci mettevo qualche piccolo dettaglio che dava veridicità alla questione. Nella storia che ho fatto con Mottura, molto bella, “Il tesoro di Cnosso”, non so se te la ricordi, l’eroe, si chiama Topolineo, arriva sull’isola di Pitaca; e c’è Piplos (che è Pippo, ovviamente) che dice “Mio padre è a combattere la guerra di Troia, io sono il figlio e mio padre si chiama Acheo Pipeide”. Mi è piaciuto metter tutte queste cose qua! “C’è il Gambadakis, ha occupato la mia casa” (sarebbe i Proci con tutta la storia di Ulisse) “e vorrebbe sposare mia cugina Clarabea”; senonché lei sta tessendo il suo vestito di nozze. “Quanto ci metti”, gli fa lui, “Eh, devo ancora finire, ho già fatto un sacco di metri di stoffa, quando finirò il filo dovrò per forza sposarlo”. È bello avere dei riferimenti storici veri e, mettendoci dentro le cazzate, alla fine mi diverto io per primo!
I TL 2418-1, Il tesoro di Cnosso, 2002
Al ragazzino, che non ne sa niente, piace la storia; poi, quando la studia a scuola, dice “Ah, ma io mi ricordo…”
Ecco, sì! Poi ci metto dentro, per carità, anche qualche libro serio; perché ogni tanto, anche nelle mie storie, qualche riflessione c’era! Adesso in particolare qualche riflessione seria la faccio con questa storia per bambine, queste storie di Winx, che hanno il problema di fondo che le protagoniste sono delle streghe e delle fate. L’obiezione che io avevo mosso è che facciamo tutte queste storie con i ragazzi speciali, i supereroi che hanno queste capacità; e allora, per i ragazzini che non hanno queste capacità, cosa facciamo? Allora io ho girato questo problema dicendo: tutte le bambine sono delle fate potenziali. Tu, per fare la magia, devi caricarti di energia positiva. Perché anche il superpotere è un problema nel creare le storie! Perché è troppo semplice risolvere. Invece la storia nasce sempre quando c’è un conflitto e uno deve inventare un meccanismo che risolva con le sue forze. Se tu hai il superpotere, è troppo semplice. Infatti io le storie di Superman non le farei, perché se fossi Superman io farei ben altro che salvare la vecchietta! Andrei ad ammazzare il politico corrotto, piuttosto, no? Però non le puoi fare quelle cose lì… allora non si fa il supereroe. Se tu fai una fata che schiocca le dita e risolve, siamo fottuti, perché una volta che schiocca le dita è finito.
Che poi è quello che è successo a personaggi come Eta Beta, che prima avevano tutti questi poteri e poi dopo un po’ di storie ti dici: adesso dove vai?
Esatto. Ma lì, con le fate, è ancora più grave. Allora io ho inventato il meccanismo dicendo: tutte sono fate potenziali, però tu per fare la magia devi prima caricarti di energia positiva e dopo la puoi restituire. Questo però l’ho inventato io! Un Harry Potter è sterile: io non farei mai un personaggio così! (Per quanto… bisognerebbe farli così perché sono quelli che oggi vanno, no? Stranamente tutti quanti vorrebbero essere super e mai persone normali.) Allora io, nelle storie che ho fatto con le Winx, faccio che loro diventano delle reginette del rock, per dire, cioè fanno il complesso, hanno successo, i ragazzini impazziscono… poi però si accorgono che il successo prevede lavoro duro, tutti i giorni, perdi tutti quanti i tuoi affetti, non hai più tempo per seguire il moroso e il moroso s’incazza, allora alla fine si rendono conto che fare il re del rock non è così semplice!
Ho fatto un’altra storia in cui la protagonista incontra una modella. Una volta, nel nostro negozio di modellismo, mi ricordo era entrato un cliente che aveva una bellissima ragazza vicino. Non so come è venuto fuori che lei faceva la modella. “Caspita, dico, bel mestiere, sarai contenta!” “Eh, mica tanto, fa lei, perché pensa: se mi faccio un brufolo o mi sbuccio un ginocchio, perdo la sessione di foto e ci rimetto i soldi!” Per cui non è così facile come sembra, devi essere sempre a posto. Queste qui che sono anoressiche, in realtà devono mantenere la taglia giusta, se no… Allora ne è nata una storia in cui la protagonista trova una modella che è davanti a una vetrina di paste e le viene quasi un malore: “Guarda, io ho una fame incredibile ma purtroppo non posso perché il mio moroso, che è il mio agente, mi tiene a stecchetto”. E la storia si svolge che la protagonista aiuta lei a scappare e a vivere finalmente una vita normale, anche ingrassandosi un pochettino. Alla fine la storia è venuta carina, perché lei riesce a liberarla con uno stratagemma simpatico che costituisce il succo della storia. Però nella storia c’è questo motivo di riflessione.
Qui io vorrei approfittare proprio per aprire un discorso per dire: noi fumettari, se parliamo di bambini, abbiamo il dovere, secondo me, di riflettere sempre su quello che facciamo. Quindi io capisco che la storia non deve essere bacchettona, non deve essere moralista eccetera; però un po’ di morale io comunque devo darla, direttamente o indirettamente. Fare la storia in cui, per essere originali, vince il cattivo, è sbagliato, secondo me; perché il ragazzino non è come un adulto nel quale la novità che vince il cattivo è vista appunto come una novità. Per il ragazzino, che vinca il cattivo è una situazione strana, che lui potrebbe anche fraintendere, non so se mi spiego.
Sì, dipende dall’età, ovviamente.
Appunto! Io lo ho visto proprio di persona. Se guardi qua su Winx, c’è una grandissima parte della rivista che loro dedicano alle lettere di bambine. Io conosco anche la ragazza che risponde: è bravissima! Poi il sito riceve quasi un milione di visite al mese. Ti dicevo, centinaia di persone che scrivono, convinte di parlare con le protagoniste!
La versione Winx del Qui Paperino Quack di Elisa Penna!
Sì! Queste bambine ci credono; tu racconti le storie e loro sono convinte di parlare con la protagonista, quindi non è che noi stiamo facendo un discorso così, accademico, è proprio la realtà. Quindi Paperone, Paperino, quando parlano, per i lettori esistono, quindi abbiamo una responsabilità, secondo me!
Sì, responsabilità è la parola giusta!
Sì, quindi credo che dobbiamo fare delle scelte precise: l’etica, il buon senso, il lieto fine.
This is a translation into Italian of part 2 of my January 2008 interview with Don Rosa, but with the addition of several new images: page by page, one of the very first comics that Don Rosa wrote and drew! I am grateful to Gingerin Rogers for the translation.
Questa è una traduzione in italiano del secondo episodio della mia intervista a Don Rosa del gennaio 2008, ma con l'aggiunta di diverse nuove immagini: pagina per pagina, uno dei primissimi giornalini scritti e disegnati da Don Rosa! Sono grato a Gingerin Rogers per la traduzione.
Il testo introduttivo qui sotto è stato scritto nel giugno 2008.
Almeno avevo detto chiaramente nel primo post di questo blog che, conoscendo gli altri miei impegni, non avrei potuto postare molto spesso, così non mi scuso per questo. Per me questo è un lavoro fatto per passione nei confronti di Don e dev'essere fatto bene o non essere fatto per niente. Mi ci sono voluti due mesi per trovare il tempo di trascrivere, annotare ed illustrare il prossimo pezzo. Oh bè, se solo fossi in pensione....
Un suggerimento per gli stimati membri di questa piccola platea di amanti dei fumetti: caricate gli spezzoni audio dell'intervista in un angolino del vostro lettore mp3, teneteli lì ed ascoltateli più e più volte, quando ne avete voglia. L'ho fatto io stesso, con l'intervista in cuffia quando vado in bici all'università, e l'ho trovato davvero divertente! Primo, è un po' come tornare nello studio di Don con lui, che per me è sempre fantastico anche se ho già ascoltato la conversazione (o, addirittura, vi ho preso parte). Secondo, c'è sempre qualcosa in più che si scopre solamente al secondo, terzo, o quarto ascolto, o forse una parte sulla quale ci si è fatti un appunto mentale di approfondire ma della quale più tardi ci si è dimenticati. Secondo me vale davvero la pena riascoltare più volte Don.
Quando ho postato la prima parte dell'intervista in aprile, Don era appena stato operato per il distacco della retina. La bolla di gas che ne risultò ci mise molte settimane a ridursi e scomparire ma lo fece giusto in tempo per farlo partecipare ad un festival di fumetti a Copenaghen lo scorso weekend. (Ci sono fotografie dell'evento sul sito di Sigvald Grøsfjeld; per quanto mi riguarda, all'epoca ero a New York). Sono così felice che stia migliorando al punto di poter volare! Spero che la sua vista continui a migliorare e che la sua guarigione sia completa.
Andrò a trovare Don di nuovo alla fine del mese (giugno 2008). Sebbene sia abbastanza sicuro di non riuscire a finire di trascrivere l'intervista di gennaio prima di allora, se avete domande per lui sentitevi liberi di postarle come commenti su questo blog. Se me lo permetterà, gli chiederò di rispondervi a viva voce, e poi posterò le risposte in una futura edizione del podcast.
Ad ogni modo, senza ulteriori chiacchiere, qui c'è la seconda parte dell'intervista di gennaio.Scaricate l'audio in mp3 o riproducetelo direttamente nel browser usando l'applicazione in flash qui sotto.
FS: Non era una novità per te considerare le avventure di Carl Barks in termini di avventure che si sarebbero potute disegnare con altri personaggi umani, come [quelle] che abbiamo tirato fuori 10 anni fa quando sono venuto qui per il libro...
DR: Oh! già! Intendi nel senso che quando ero ancora alle scuole medie, a 13 o 14 anni, fu quando uscirono le prime ristampe dei fumetti di Carl Barks, l'edizione di Best of Donald Duck and Uncle Scrooge a metà degli anni '60, ed è quando mi ero già liberato di tutti i fumetti della mia infanzia perchè... non è il tipo di cosa che avrei fatto, ho incontrato almeno un amico che sapeva di non volersi disfare delle cose della sua infanzia, sapeva che quelle cose sarebbero state importanti per tutta la vita. Io questo non lo sapevo. Pensavo che le cose che ti piacciono da bambino, ti piacciono perchè sei un sempliciotto [ride]. Inoltre i fumetti, devo precisare, come ho detto, i fumetti alla fine degli anni '60 non erano così belli com'erano quando ero... davvero non erano altrettanto belli, anche le storie di Carl Barks non erano così belle com'erano 10 anni prima.
Inoltre stavi leggendo fumetti vecchi a causa di tua sorella, non li stavi leggendo in tempo reale.
Be’, mia sorella non comprava più fumetti, così cominciai a comprarli io; e quando iniziai a cercarli per conto mio potei vedere che i fumetti Disney non sembravano belli come prima. Però all’epoca ero interessato ai fumetti di Superman e quelli erano fumetti con... erano fumetti d’avventura e ben disegnati però avevano anche continuità... Ah, questa è sempre una cosa pericolosa di cui parlare: la gente oggigiorno pensa allo stile di continuità del fumetto Marvel, dove l’intero universo è strettamente connesso. Non era quel tipo di continuità, era semplicemente che, quando qualcosa era citato in una storia, poteva poi venire menzionato in un’altra storia, semplicemente questo! E questo per me era più interessante del modo in cui persino Carl Barks faceva un fumetto, dove un’avventura vissuta dai paperi non veniva mai più menzionata. Al contrario, in una storia di Superman, [qualcosa] come la città imbottigliata di Kandor veniva magari usata di nuovo un anno più tardi, o c'erano altri riferimenti alla Kriptonite o... di solito Superman faceva riferimento a quando fece questo, a quando tornò a Kripton con la macchina del tempo l’ultima volta. Questo mi piaceva davvero! In realtà non mi piace lo stile Marvel, duro, continuità severa, della quale i critici, almeno quei pochi, mi accusano sempre. Poichè sebbene io pensi che sappiano di essere in torto, io faccio solo.... è un po’ come Mort Weisinger, era l’editore di Superman negli anni ’50, è quello stile di continuità molto vaga, è semplicemente normale, quello che ti aspetteresti, perchè la totale mancanza di continuità in un fumetto Disney non è naturale. Pensavo che non fosse naturale perfino quando li leggevo da bambino! [Uhm, come siamo arrivati qui?] Oh, stavo parlando di come persi interesse nei fumetti perchè mi ero spostato su quegli altri così mi disfeci di tutti i fumetti con i quali ero cresciuto quando iniziai a collezionare i... okay, questa è la ragione principale per la quale me ne sbarazzai: perchè quando andai al negozio di fumetti usati, quel negozio che è sempre nei bassifondi della città, poichè mio padre era cresciuto lì lui era felice di portarmi nel ghetto o nel quartiere povero; shh, avanti, non è così male ma, sai, è veramente la parte sordida della città, sai, proprio vicino a questo negozio di fumetti c’erano le follies, come vuoi chiamarli, gli spogliarelli, gli strip bar, in tutta la zona, ma, voglio dire, lui era venuto su lì in città e quindi sapeva che andava bene portarmi lì, non saremmo stati ammazzati; non credo che mi avrebbe permesso di entrare nello strip bar ma non si sarebbe preoccupato se fossi entrato nel negozio di fumetti o nella libreria accanto. In ogni modo, la ragione per la quale vendetti i fumetti di mia sorella credo non sia perchè stessi cercando di disintossicarmi da loro ma che, quando entrai per acquistare alcuni Superman usati, scoprii che potevo averne due per uno, o meglio uno per due: portando due fumetti, potevo averne uno gratis.
u così che scaricai i fumetti di mia sorella: li portavo laggiù, e poi ne ricevevo la metà in cambio senza spendere soldi! Così credo che questa sia la ragione principale per la quale diedi via i fumetti di mia sorella. In ogni modo, credo fosse il 1965, la Gold Key pubblicò il Best of Donald Duck and Uncle Scrooge. Ed effettivamente non lo vidi sullo scaffale delle nuove uscite: effettivamente lo vidi usato, aveva solo un mese, in quel negozio di fumetti usati, mentre cercavo dei Superman. E lo presi e, a meno che non mi sbagli, c’erano stampate quelle due storie: il motivo per cui catturò il mio sguardo fu che c’era Il cimiero vichingo che era la mia storia preferita di Paperino. In effetti quando diedi via tutti i fumetti di mia sorella ce ne furono due dai quali non potei sopportare di separarmi: uno era il Cimiero vichingo e l’altro era La disfida dei dollari. I miei due giornalini preferiti di Paperino!
E questo è quello che abbiamo trovato prima; così potremmo parlarne più tardi.
Già! Ma in ogni modo, il cimiero vichingo era quella che era stata ristampata e questo attirò la mia attenzione perchè era la mia storia preferita; me la guardo e vedo che dice che è la storia scelta dalla redazione o qualcosa del genere, tipo la più classica storia di Paperino; allora penso: così, ad altre persone piace quella storia? Forse sono... forse mi piaceva per più motivi di... che ero solo un ragazzino stupido. Forse era una buona storia, e avevo avuto buon gusto... e poi guardai cos’altro c’era nella pubblicazione e c’era Il segreto del vecchio castello e quella era effettivamente una storia più vecchia di quelle che aveva mia sorella, lei iniziò forse un anno o due dopo la sua pubblicazione, nel 1948, e la guardavo e... non avevo mai visto una storia di Paperino come quella! Aveva l’atmosfera di un vecchio film, faceva paura, non era “carina” ed era molto più dettagliata, come disegni, dei lavori successivi di Barks! Così portai a casa quel fumetto e quello che mi porgi qui nella rivista [pagina 29 del libro italiano su Rosa] è un esempio di... tutto quello che volevo era la gioia di raccontare da me quella storia. Ma lo affrontai in un modo strano, sai, le idee che vengono ai ragazzi, non sai spiegarle, ma pensavo che se avessi semplicemente copiato quella storia, con i miei personaggi nei miei libretti a fumetti, sarebbe stato divertente ed avrei partecipato alla narrazione della storia, sebbene stessi copiando la storia. Creavo nuove parti, ci sarebbero state parti che avrei raccontato in maniera diversa, credo che il cattivo sarebbe stato ucciso, come in un film.
Forse è un po’ come certi quattordicenni o sedicenni che, ascoltando musica veramente buona alla radio, vogliono prendere la chitarra e risuonarla e forse fare delle variazioni, così all'impronta...
Okay, certo! Ma io non lo feci mai, non mi è mai interessata la musica come il rock’n’roll, ma un sacco di gente lo faceva, volevano... solo per il puro divertimento di creare quello stesso suono, non erano troppo interessati in quel momento (questo sarebbe arrivato più tardi) a creare la loro propria musica, volevano la gioia di sentire quei suoni uscire dalle loro mani e poi questo li avrebbe spinti a dire “oh è così fantastico, se cambiassi un pochino qui, e aggiungessi questo” e poi più tardi ebbero qualche... questa [analogia] è ottima! Ma io, era coi fumetti che me la godevo.
Sono queste le cose che erano nelle agendine che tuo padre portava dall’ufficio che ora possiamo vedere ed erano solo per tuo divertimento? Nessuno le ha mai viste?
Esatto! Nessuno le vide.
Il primo a vederle sono stato io, quando stavo scrivendo il libro 10 anni fa?
Tu sei stato uno dei primi. Immagino che li avevo mostrati a Ray, ai miei amici, ai miei amici collezionisti di fumetti, avevo mostrato loro quello che facevo e tuttavia nessuno si è mai fermato a guardarne uno da cima a fondo.
Glieli avevi mostrati come: “Ecco, dacci un’occhiata” sfogliando le pagine o glieli avevi dati e “ridammeli la prossima volta”?
No, nessuno li ha mai letti. E sono sicuro che quelli che facevo a otto o nove anni fossero impossibili da leggere. Voglio dire, per me avevano un senso perchè sapevo cosa stava succedendo. E se li guardo ora forse posso farmi un’idea su dove stavo andando a parare e forse li posso capire ma se ne guardo alcuni non avrei idea di com’è la storia perchè, sai, non è spiegato chiaramente.
L'intervista prosegue più sotto. Ma qui, in anteprima mondiale, eccovi per intero uno di questi giornalini disegnati da Don quando era bambino! Fa una tenerezza incredibile... non credo che ci siano molti altri fumettari Disney che ci abbiano fatto vedere i goffi ma entusiastici disegni che facevano quando sapevano a malapena leggere e scrivere...
The interview continues below. But here, as a world first, in its entirety, is one of these booklets that Don did when he was a little kid! It's incredibly cute... I don't think many other Disney comics artists ever showed us the clumsy but enthusiastic drawings they did when they were barely able to read and write...
Notare lo scudetto "DR" nella pagina di apertura della storia. Lo ritroveremo anche sulle copertine degli altri albi, fin dai più antichi.
Note the "DR" shield in the splash page of the story. We'll encounter it again on the covers of all the booklets, even the oldest ones.
E questa era la prima storia. Naturalmente il giornalino aveva più storie! Finché non finivano le pagine.
And this was the first story. Of course the comic had more stories! Until it ran out of pages.
Notate come le storie siano inframmezzate da pubblicità, ad esempio per gli involontariamente esilaranti "caned beans", errore di ortografia per "canned beans" che suona come "fagioli bastonati" invece che "fagioli in scatola"; questo perché, come egli mi raccontò, in televisione c'erano sempre le pubblicità fra una storia e l'altra e quindi Don pensava che questo fosse il modo in cui si dovessero raccontare le storie!
Note how the stories are interspersed with ads (for the unintendedly hilarious "caned" beans, for example...)---because, as he told me, on TV there were always ads between the stories so he thought that that's how stories had to be told!
Si noti l'eufemismo che il bambino beneducato usa in luogo dell'imprecazione regolamentare... Lo fa ancora!
Note the euphemism used by the polite little boy instead of the regular swear word... He still does!
Questa del pollo fritto, come quella dei fagioli bastonati, dovrebbe risultare familiare a chi, a suo tempo, lesse il nostro libro...
That fried chicken one, like the one of the caned beans, should be familiar to those who read our book at the time...
Ed eccoci qui alla fine di questo storico documento! Grazie ancora a Don per avermi aperto i suoi archivi. Ecco Don che esamina da vicino il volumetto che stavo fotografando, sul tavolino del suo "caveau dei fumetti". Quale pagina sta guardando? Chi sarà l'occhio di lince che per primo ce lo dirà nei commenti? :-)
So we got to the end of this historic document! Thanks again to Don for granting me access to his archives. Here is Don scrutinizing the booklet I was taking pictures of, on the small table of his "comics vault". What page is he looking at? Which eagle-eyed blog reader will be first to tell us in the comments? :-)
...ed ora torniamo all'intervista.
...and now back to the interview.
Ma già, mio padre portava dall’ufficio questi registri bianchi, erano come diari, agende giornaliere, ma il fatto era che le pagine erano bianche invece che rigate, vedi, non c’erano righe sulle pagine così ogni pagina era vuota ed era già un libro rilegato così era divertente poter mettere... avevo iniziato dapprima a farlo su fogli separati che poi univo assieme ma non credo di aver avuto una cucitrice, credo che li cucivo assieme.
Li abbiamo visti, alcuni erano cuciti, già!
Erano cuciti con filo di lana, nemmeno con filo normale! Ma poi mio padre mi mostrò uno di questi libri e da quel momento ho usato questi registri vuoti ed era come quei Big Little Books che avevamo in America, che erano dei fumetti ma con una sola illustrazione per pagina. Erano piccoli, non erano libri di grande formato, così c’era una vignetta per pagina, ma erano libri grossi, devi spiegare che non erano libri sottili come un fumetto, erano grandi, grossi, centinaia di pagine. Così feci un libro col Cimiero vichingo con i miei personaggi e un po’ dei miei personali colpi di scena e poi feci un altro libro col Segreto del vecchio castello con i miei personaggi e forse un paio di scene extra e così via.
Bene. Così, abbiamo iniziato tutto questo viaggio a ritroso nel tempo perchè volevamo parlare di te che arrivavi al Figlio del Sole, giusto?
Okay.
Così abbiamo visto la prima versione del Figlio del sole, poi hai fatto Lancelot, poi hai avuto un altro...
La prima versione era a scuola [nel giornale]; eravamo arrivati al punto in cui stavo preparando il terreno per raccontarla e poi mi dissero che non la volevano, così rimasi fuori per il resto di quell’anno; era il secondo semestre del penultimo o ultimo anno delle superiori. E poi, nel semestre successivo, c’era un nuovo direttore! Così tornai e dissi: mi piacerebbe fare le vostre vignette satiriche e mi piacerebbe fare una striscia a fumetti; e quella volta dissero “okay”! Questo era un direttore non troppo serio: voleva essere un tipo diverso di direttore. Forse il primo voleva essere il tipo direttore interessato all'editoriale e quindi aveva una prospettiva molto più seria per quanto mi riguarda; e questo nuovo direttore era più generalista, tipo “metti insieme un giornale piacevole”, perchè ci sarebbero dovute essere parti con commenti seri alle notizie e poi notizie serie e forse qualcosa di inutile...
Ora, solo per curiosità, ti ricordi chi fossero queste persone?
Certo!
Sai se abbiano mai saputo che stavano coltivando il Don Rosa che sarebbe diventato famoso in tutto il mondo?
No! Tuttavia c’è una cosa divertente: non ho più sentito nulla dall’Università del Kentucky! E immagino che qualcuno abbia fatto loro notare che una delle storie di Zio Paperone apparentemente più famose al mondo, la mia primissima storia (e la mia carriera, comunque la si voglia definire, nacque da lì), venne pubblicata per la prima volta sul loro giornale. Immaginavo che quei giornalisti ventenni l'avrebbero trovata una storia interessante e che avrebbero voluto intervistarmi, specialmente al giorno d’oggi in cui si ritiene che i fumetti siano di moda. Sebbene non molta gente li legga, sono ancora considerati di moda ed un affare: tutti i film su Superman e Batman e L’Uomo Ragno... naturalmente io non faccio l’Uomo Ragno, io faccio questo cavolo di Paperino! Che è probabilmente quello che [pensano]; se qualcuno mai glielo mostrasse, direbbero: “Paperino! Chi vuole leggere questa roba!” Sai, in America, nessuno legge quel tipo di fumetti o addirittura sa che siano mai esistiti. Ma mi sorprendo che nessuno dal Kentucky Kernel, così era chiamato, un gioco di parole, è un chicco o granello di informazione ed è anche il Kentucky Colonel c-o-l-o-n-e-l (colonnello) [invece che] k-e-r-n-e-l (chicco, stessa pronuncia, NdT)...
Quello del Kentucky Fried Chicken (Pollo Fritto del Kentucky)?
Già, il Colonnello Sanders è un’imitazione di un vecchio Colonnello del Kentucky. Poi c’è il chicco, come un chicco di mais, di informazione; in ogni modo sono sorpreso che nessuno abbia mai voluto intervistarmi al riguardo.